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Notizie e appuntamenti






























Don Sina a Loveno nel 1910

Don Sina Curato alla Beata
di Piancamuno nel 1913

Chiesa di S. Maria Assunta (Esine)

Chiesa di S. Maria Assunta (Esine):
affreschi della volta del presbiterio







La famiglia Tempini

Don Tempini in divisa
di cappellano militare

Veduta di Capo di Ponte (fine '800)

Sussidio didattico di "Esercizi latini"








Don Carlo, giovane sacerdote,
ad un ritiro spirituale

Don Carlo soldato
(il primo seduto sulla destra)

Don Carlo e Romolo Ragnoli
nell'archivio storico di Cividate

Commemorazione partigiana
a Cerveno (1954)










Lanico di Malegno (metà Novecento)

Girolamo Lorenzi (1847-1898)

Frontespizio de "Il Novelliere
italiano" - 1870





Sigillo dei Frati Minori Riformati
di S. Antonio da Padova

Veste di Frate Minore sec. XVIII

L'Annunciata in una cartolina
del primo Novecento

Frontespizio dell'opera del P.Gregorio - 1698











Gianfranco (foto tessera del 1939)

Gianfranco con la sorella Maria Luisa (1940)

Gianfranco al Passo del Vivione
con l'inseparabile bicicletta (agosto 1941)

Gianfranco durante una gita
in montagna (1952)

Gianfranco in casa, a Brescia, in via Mantova
nella primavera del 1954

Sellero





















La famiglia Corna Pellegrini (1940)

Con la consorte Rita Piotti sul lago d'Iseo (1960)

In udienza da Papa Giovanni Paolo II per il
"Premio Internazionale Paolo VI" (19-06-1997)

Madonna di Campiglio (agosto 1999)















Stemma del centenario della missione
dei cappuccini lombardi in Brasile

I frati, le suore ed i bambini
uccisi ad Alto Alegre










Il prof. Fortunato e la moglie
signora Emilia Zanone (1906)

Il prof. Fortunato con i famigliari (1932)

Il prof. Fortunato con i figli

Bella fotografia del prof. Rizzi



































Padre Antonio in una foto del 1965

Padre Antonio nel suo studio


















Busto e Lapide commemorativa di B.Zendrini

Busto di B.Zendrini


















Venezia

Fontespizio degli "Statuti di Valle Camonica"

Cippo di confine tra Breno e Bienno (1607)

Zecchino veneziano
(doge M. Giustinian 1684-88)











Stemma della
"Pro Valle Camonica"

Vecchia immagine del laboratorio
della "Tipografia Camuna"

Il laboratorio della "Tipografia Camuna"
in tempi lontani













San Benedetto consegna la regola ai monaci

Capo di Ponte, San Salvatore
le pareti Sud e Ovest con il sagrato

Santuario di Santa Maria
della Ceriola a Montisola

Chiesa di S. Lorenzo di Berzo Inferiore
S. Glisente, affresco, sec. XV











Emigranti della Valle Camonica
impiegati in Svizzera come taglialegna

Operai camuni impegnati in uno stadio
di avanzamento della galleria

Emigranti camuni in un cantiere
in Africa (Kariba - Zimbabwe - 1959)

Tipica foggia d'emigrante
nei primi anni del Novecento






Facciata Ovest

Navata di sinistra

Facciata del transetto
della parete Sud













La famiglia Spiranti

Con i compagni di seminario (30/05/1941)

Mortirolo: con il vescovo di Crema
e il gen. Romolo Ragnoli, 1985

In udienza da Papa Paolo VI (23/09/1970)












Rilievo fotografico di una santella

Rilievo architettonico di una santella














Un vecchio banco di scuola









Un momento della concelebrazione


Il Presidente della Fondazione dottor Giuseppe Camadini rivolge

ai convenuti un breve indirizzo di saluto











Un momento della concelebrazione


Il Presidente della Fondazione dottor Giuseppe Camadini rivolge

ai convenuti un breve indirizzo di saluto









Honningsvav-Bjerkvik

Bergen by night





Borno - Chiesa dell'Annunciata:
S. Francesco riceve le stigmate (A. Morone XVII)

Assisi S. Damiano:
Cristo in croce che parlò a S. Francesco





Immagini dal Ciad

Immagini dal Ciad
RACCOLTE e PUBBLICAZIONI

Camunitas ha dato alle stampe, nelle due serie “Quaderni” e “Studi e testi”, i risultati delle ricerche e degli incontri promossi in questi anni. Inoltre, ha sostenuto la pubblicazione di alcuni volumi di vario argomento.
A partire dal 2005, “Camunitas” ha avviato una nuova serie editoriale denominata “Contributi esterni” che raccoglie approfondimenti e ricerche promosse al di fuori dei programmi operativi della Fondazione.

Elenco delle Raccolte e Pubblicazioni
"Quaderni"
"Studi e testi"
"Contributi esterni"
"Testimonianze"
DON ALESSANDRO SINA
(1878 - 1953)

Il convegno si è tenuto sabato 19 febbraio 1994, presso la Sala Riunioni del Comune di Esine. La manifestazione è stata organizzata dalla Fondazione Camunitas d'intesa con la Parrocchia "Conversione di San Paolo" di Esine e con il Comune di Esine.

L’insigne storico camuno Don Alessandro Sina, nato a Zone il 7 marzo 1878 e morto a Esine il 27 febbraio 1953, esercitò il sacro ministero a Prestine, Loveno, Beata di Pian Camuno, Qualino e Esine, facendosi ovunque benvolere per ricchezza di pietà ed ineccepibile zelo.
Bella figura di sacerdote generoso e valente studioso, si distinse nel cooperare alla vita di alcune benemerite istituzioni quali la "Lega Cattolica Popolare Camuna", la "Pro Valle Camonica", la "Tipografia Camuna". Trasfuse nella vasta produzione saggistica una forte lucidità d’analisi, sorretta da una inesauribile passione che ne modellava il faticoso cammino compiuto con umiltà e riserbo.
Il magistero storiografico di Don Sina ha i propri segni qualificanti nella serietà del metodo, nella fedeltà certosina alle fonti, nella capacita di interpretazione degli eventi, nella chiarezza della trattazione.
La sua bibliografia comprende oltre un centinaio di titoli, dagli opuscoli occasionali, agli articoli inseriti in riviste e giornali, ai saggi organici più volte ristampati negli anni.
Spiccano per completezza d’indagine la poderosa monografia su Esine ed alcuni lavori riguardanti la diffusione del cristianesimo in Valle. Apprezzabile la sollecitudine nel far conoscere il patrimonio artistico locale e nel promuovere il restauro dei preziosi affreschi del Da Cemmo conservati nella Chiesa di Santa Maria di Esine.

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DON OTTAVIO TEMPINI
(1880 - 1945)


Don Ottavio Tempini nacque a Capo di Ponte l’11 aprile 1880 in una famiglia animata da profonda fede cristiana e contraddistinta dalla presenza di numerosi e qualificati professionisti, specie medici e farmacisti.
Dopo aver compiuto a Bergamo ed a Pavia gli studi di ginnasio e liceo, si iscrisse dapprima alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Pavia, per passare a quella analoga di Bologna.
Allievo di letterati insigni, fra i quali Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli e Francesco Acri, conseguì la laurea presso l’ateneo felsineo nel 1903, discutendo una dissertazione in linguistica intitolata “Saggio intorno ad alcune varietà dialettali della Valcamonica media”, ripresa e pubblicata a Brescia nel 1908.
Declinati i reiterati inviti ad abbracciare la carriera di docente universitario, si dedicò all’insegnamento negli istituti superiori. Intanto andava maturando in lui la vocazione al sacerdozio che lo spinse a varcare la soglia del Seminario Vescovile di Brescia, dove rimase per circa un anno.
Nel 1909 entrò nella Società Salesiana di don Giovanni Bosco, compiendo il periodo di aspirantato e di noviziato a Foglizzo Canavese; venne ordinato sacerdote a Torino il 20 dicembre 1913.
Negli anni successivi, esclusa la parentesi della prima guerra mondiale che lo vide cappellano al fronte, si diede interamente e con entusiasmo all’istruzione dei giovani, ministero in cui tradusse i tratti del suo nobile animo, la spiccata competenza professionale, l’instancabile laboriosita.
Nella attività di colto e raffinato latinista e grecista ha pubblicato una ventina di manuali e sussidi didattici di notevole rilevanza, piu volte ristampati, alcuni rimasti in uso fino agli anni settanta. Di lui si conoscono inoltre svariate composizioni musicali per pianoforte, strumento che suonava correttamente.
Dopo aver insegnato in diverse scuole della provincia salesiana piemontese, e per un poco a Modena, prese cattedra nel collegio salesiano di Treviglio dove rimase per una decina d’anni.
Le precarie condizioni di salute lo costrinsero a trasferirsi, nel 1941, ad Alassio, alla ricerca di un po’ di sollievo nel clima mite della riviera.
Qui morì il 23 gennaio 1945 concludendo una “vita spirituale elevatissima e intensa”.

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DON CARLO COMENSOLI
(1894 - 1976)


Don Carlo Comensoli nacque a Bienno il 15 febbraio 1894.
Rimase orfano del padre morto in una miniera dell’Alsazia nel 1899. Seguì la vocazione sacerdotale dopo l’ordinazione (29 giugno 1911) e la partecipazione alla guerra mondiale. Fu nominato curato di Prestine (nel 1917) dove intraprese l’attivita pastorale nel maggio 1919. Nei primi anni della sua missione sostenne le iniziative della “Lega Camuna” collaborò con il settimanale cattolico “La Valcamonica”, in seguito fu parroco di Precasaglio (1923-28) e di Volpino (1928-37).
Nel 1937 venne chiamato a governare la chiesa parrocchiale di Cividate Camuno che resse fino al 1974. Sacerdote assai colto, soprattutto nell’ambito degli studi storici, aperto alle istanze del mondo del lavoro e dell’emigrazione, si spese con grande entusiasmo nella promozione sociale e nella diffusione dell’associazionismo.
Nella sua instancabile attivita curò in grado superlativo la predicazione che gli riusciva particolarmente intensa e coinvolgente come ancora ricorda chi ebbe modo di partecipare agli innumerevoli ritiri, esercizi e missioni al popolo che tenne lungo la Valle Camonica e oltre.
Antifascista, ebbe una parte di primissimo piano nella lotta di liberazione che, sin dal settembre 1943, coopero ad ispirare e organizzare dalla canonica cividatese dove avevano sede il comando operativo delle Fiamme Verdi e il coordinamento della stampa clandestina.
Nella primavera del 1945 dovette subire circa un mese di carcere a Brescia. All’indomani del 25 aprile venne proclamato sindaco di Cividate.
Fu infaticabile nella raccolta delle memorie partigiane e nel diffondere presso i giovani gli ideali di libertà di cui erano permeati quegli eventi. Coltivò il ricordo di significative figure del movimento cattolico camuno (tra questi Giuseppe, Mosè e Livio Tovini) e pubblicò su di loro alcuni opuscoli ed articoli nel bollettino parrocchiale che, con il titolo de «La Voce del pastore», fece uscire quasi ininterrottamente dal 1937 al 1973.
Compose diverse monografie tra le quali: Un’anima eucaristica (profilo biografico di madre Geltrude Comensoli, 1936), II Santello di Barberino (1962), Cividate Camuno. Appunti della sua lunga storia (1968), Questo è il mio ricordo (1973), Le leggende di Cividate (uscite postume nel 1989).
Ritiratosi quiescente, morì all’ospedale di Breno il 4 marzo 1976.

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GIROLAMO LORENZI
(1847-1898)


Girolamo Lorenzi fu valoroso giornalista e letterato, apostolo dell’istruzione giovanile cattolica.
Di famiglia modesta, nacque a Malegno il 14 gennaio 1847. Amico del Beato Giuseppe Tovini (1841 - 1897) e di Cesare Cantù (1804-1895), fondò nel 1867 ll periodico "La Voce dei Giovani", tramutato poi ne "II Giovane Cattolico" (1868-69), allo scopo di diffondere un giornale che specialmente fosse dedicato alla cattolica gioventù e scritto da giovani accesi d’amore per la causa della Religione, della Chiesa, del Pontefice e indirizzato specialmente ai loro compagni d’età, di speranza e di fede.
Fu promotore nel 1869, de "Il buon cittadino", diario della città e provincia di Brescia. Partecipò alla fondazione del Circolo Cattolico dei Santi Faustino e Giovita di Brescia.
Membro di diverse accademie ed associazioni letterarie, insegnò in diversi istituti (Asola, Breno, Castiglione delle Stiviere, Milano, Monza). Fu pure bibliotecario presso privati, bibliofilo e libraio antiquario.
Scrisse poesie, romanzi, studi storici, raccolte di novelle. Tra le sue opere: Piccarda Donati (1868); ll novelliere italiano annotato (1870); Cola Montano. Studio storico (1875); II Carroccio sue origini e vasto uso nel medio evo (1876); Firenze nel secolo di Dante (1876).
Morì a Malegno, sfinito da una lunga malattia cronica, il 31 maggio 1898.

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PADRE GREGORIO BRUNELLI
(1644-1713)


P. Gregorio Brunelli nacque a Canè di Vione dove fu battezzato, con il nome di Pietro, il 21 marzo 1644.
Nel 1659, a soli quindici anni, rimasto orfano, prese la decisione di indossare le lane di San Francesco tra i Minori Riformati; seguendo le orme dello zio Frà Salvatore Brunelli e del secondo cugino P Marcellino Brunelli chiese di essere aggregato alla Provincia veneta di Sant’Antonio di Padova.
Esaurito il normale cursus studiorum e consacrato sacerdote, fu mandato a Roma ad apprendere arabo e controversie presso il prestigioso collegio di San Pietro in Montorio. La salute tuttavia non lo sorresse tanto che poco dopo venne dimesso “per infermità”.
Ritornato in seno alla sua Provincia si dedicò con intensità ed applicazione all’insegnamento, mansione che (alternata con l’incombenza di guardiano) lo accompagnò per tutta la vita e che lo condusse a girare le comunità conventuali in veste di lettore di teologia speculativa e morale, filosofia e belle lettere. Diventato consultore del Sant’Officio, fu espositore di Sacra Scrittura nella cattedrale di Ceneda.
Nel 1689, fu nominato definitore, teologo e predicatore generale, mentre nel 1695 ottenne l’importante carica di custode vocale. Il 15 aprile 1698, nella congregazione capitolare celebrata in Padova, assurse alla dignità di ministro provinciale (con residenza presso il convento di San Bonaventura di Venezia).
Durante il mandato partecipò, nel 1700, al capitolo generale indetto in Roma.
Già commissario visitatore della Provincia di Bologna, nel 1705 venne creato visitatore degli insediamenti riformati dislocati in Polonia: gli eventi guerreschi in atto in quelle regioni lo costrinsero a desistere dall’intraprendere il viaggio. Due anni dopo fu commissario della Provincia bresciana. Negli ultimi tempi si ritirò guardiano nel convento di Santa Maria del Gesù di Treviso dove morì il 4 marzo del 1713.
E’ noto per aver pubblicato nel 1698 a Venezia l’opera storica Curiosi trattenimenti continenti ragguagli sacri e profani de’ popoli camuni.
Fu studioso “dotto, paziente e benemerito della Valle, dotato di nobile ingegno e di memoria al tutto singolare, uomo di grande erudizione e infaticabile nello studio, caldo d’amore per la sua carissima Patria, religioso di vita specchiata, esemplarissima, pieno di fervore per l’osservanza della Santa Regola, caro ai dotti e sapienti della sua età, carissimo ai Dogi e Patriarchi di Venezia, da tutti ammirato per le belle doti dell’animo e per la nobiltà e cortesia delle maniere”.

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DOTT. GIANFRANCO CAMADINI
(1923-1954)


Gianfranco nacque a Sellero il 6 gennaio 1923, figlio di Pietro Paolo (Sellero 1883– Incudine 1951) e di Paola Lucia Lanzani (Orzinuovi 1891– Brescia 1986), sposatisi nel 1920.
Frequentò le scuole medie, il ginnasio e il liceo classico presso l’Istituto dei Gesuiti "Cesare Arici" di Brescia.
Nel 1940 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nel 1941 venne designato presidente del circolo di Brescia della FUCI.
Durante il ventennio fascista la famiglia Camadini, in forte disaccordo con il regime, non collaborò con esso e nell’autunno del 1943 Gianfranco scelse la via della clandestinità; tuttavia venne immediatamente costretto a presentarsi all’autorità militare per non costringere il padre a subire ritorsioni.
Subito dopo la liberazione egli si impegnò nell’azione formativa del "Movimento Laureati Cattolici" e nella nascente "Democrazia Cristiana"
Ottenuta l’iscrizione all’ordine dei giornalisti, iniziò a scrivere su numerosi giornali e periodici: "La Fionda", "Il Cittadino di Brescia" e "Valcamonica libera".
Conseguì la laurea in giurisprudenza a Milano il 16 luglio 1946, a pieni voti, con una tesi in diritto amministrativo dal titolo "Le concessioni amministrative per derivazione di acqua pubblica".
Nel luglio 1945 insieme ai compaesani Bortolo Boniotti (1902 - 1975), Giovanni Bressanelli (1894-1973), Giovan Maria Damiolini (1905-1967) e Pietro Damiolini (1877-1955) entrò a far parte della commissione costituita dagli abitanti di Sellero e Novelle per avviare le pratiche necessarie a riacquistare l’autonomia del comune di Sellero, cancellata dall’entrata in vigore della legge n. 383 del 17 marzo 1927 (i comuni di Sellero, Berzo Demo e Grevo vennero accorpati in una nuova entità, quella del comune di Cedegolo).
L’iter della ricostituzione fu complesso ma grazie alla collaborazione degli Onorevoli Montini, Bianchini e Bulloni nel dicembre del 1947 il comune di Sellero riacquistò la sua autonomia.
Il 27 giugno 1948 Gianfranco Camadini si presentò alle elezioni comunali nella lista della Democrazia Cristiana risultando primo degli eletti con 171 voti (cinquanta suffragi in più rispetto al secondo degli eletti). Il 3 luglio 1948 il consiglio comunale nominò sindaco Giovan Maria Damiolini.
Camadini ricoprì la carica di assessore, si occupò della separazione dei beni demaniali-patrimoniali fino ad allora condivisi con Cedegolo e fece allestire la sede municipale ed attrezzare tecnicamente l’ufficio per i servizi al pubblico.
Nel 1948 superò l’esame di procuratore legale presso la Corte d'appello di Brescia e il 22 febbraio 1952 vinse il concorso pubblico per l’abilitazione alla professione notarile con la titolarità della sede di Cedegolo, dove esercitò la professione di notaio dal 2 settembre 1952.
Con decreto prefettizio del 18 luglio 1950 venne chiamato a far parte della Deputazione Provinciale di Brescia dove fu incaricato di mantenere i rapporti con le numerose istituzioni di beneficenza attive sul territorio e di occuparsi delle pratiche di aggregazione e separazione dei comuni.
Si candidò alle elezioni provinciali del 27-28 maggio 1951 nella lista della Democrazia Cristiana e venne eletto consigliere provinciale per il collegio di Edolo con 10.476 voti (pari ad una percentuale del 70%).
Fulcro della sua attività politica fu la battaglia inerente l'aggiornamento e la gestione dei sovracanoni derivanti dagli insediamenti degli impianti idroelettrici, ritenendo doveroso il risarcimento ai comuni montani per i danni inferti dal gigantesco programma di realizzazione delle linee elettriche. Nel 1953 Angelo Cemmi e Gianfranco Camadini invitarono gli organi della Democrazia Cristiana bresciana ad intervenire presso il segretario politico Guido Gonella affinché sollecitasse il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi nell'attuazione di ciò.
Il 27 dicembre 1953 il progetto divennne legge originando due nuovi organismi per la gestione e lo sviluppo delle aree di montagna, il BIM e più tardi, con la legge n.1102 del 3 dicembre 1971, la "Comunità Montana".
Fu consigliere d'amministrazione della società "Tipografia Camuna Spa" di Breno, membro del collegio sindacale del "Giornale di Brescia", del comitato per la realizzazione di una nuova casa da adibire a sede della "Pia Fondazione per l'infanzia abbandonata di Valle Camonica" a Malegno, del consiglio di amministrazione della "Scuola Tecnico-Forestale Federico Meneghini" di Edolo.
Venne eletto consigliere del comune di Incudine.
Morì, travolto dal rimorchio di un autotreno, in un incidente stradale nei pressi di Rovato, all'alba del 5 luglio 1954. Il 7 luglio furono celebrati i funerali nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Sellero; venne sepolto nel vicino cimitero di San Desiderio.

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ING. PIERO CORNA PELLEGRINI
nella storia della sua famiglia


L’ingegner Piero Corna Pellegrini Spandre nacque a Pisogne il 7 dicembre 1926.
La famiglia, nel cui seno si contano vivaci imprenditori e retti amministratori pubblici, si distinse per l’attiva presenza nell’ambito del Movimento Cattolico Bresciano; alla stessa ha dato lustro monsignor Giacomo Maria (1827- 1913), Vescovo di Brescia dal 1885 alla morte.
Dopo aver conseguito il diploma di geometra, si iscrisse alla facoltà di ingegneria dell’università di Bologna, laureandosi brillantemente.
Ultimati gli studi, si impegnò nell’azienda familiare che da oltre un secolo gestiva attività estrattive in Valle Camonica e nel Trentino.
Componente del consiglio di amministrazione della Banca di Valle Camonica S.p.A. per il triennio 1963-65 (in seguito sempre riconfermato), ne fu vice presidente dal 1976 e presidente (eletto il 5 gennaio 1993).
Il dinamico tessuto economico bresciano lo ha chiamato a ricoprire numerosi e delicati incarichi. E’ stato, per non citare che le più importanti: presidente dell’Editoriale Bresciana S.p.A. editrice del quotidiano ”Giornale di Brescia”; consigliere delegato della società Editoriale Teletutto Bresciasette che gestisce l’emittente televisive Teletutto e quella radiofonica Radio Bresciasette; vice presidente della Tipografia Camuna S.pA. di Breno; presidente de La Nuova Cartografica S.p.A. di Brescia; presidente della Società Informatica Thera S.p.A. di Brescia; membro della giunta esecutiva dell’Associazione Industriale Bresciana.
Inoltre è stato presidente della Casa Editrice Morcelliana di Brescia e consigliere dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Brescia. Consigliere anziano del Comune di Pisogne, eletto nelle liste di Democrazia Cristiana, svolse funzioni di sindaco dal 2 dicembre 1964 al 22 giugno 1970 e di assessore supplente dal 22 giugno 1970 al 18 gennaio 1973; fu pure consigliere della Comunità Montana-Consorzio Bacino Imbrifero Montano di Valle Camonica.
Il suo contagioso entusiasmo e la sua serietà di amministratore lo hanno portato ad impegnarsi anche in attività sociali; in questo settore è stato presidente del collegio sindacale del ”SOL.CO.” (Consorzio delle Cooperative bresciane di solidarietà sociale), socio fondatore della Cooperativa Sociale di Bessimo di Rogno per il recupero dei tossicodipendenti e presidente della Cooperativa Bahia Salvador operante in Brasile.
Generoso amico dell’Eremo dei Santi Pietro e Paolo di Bienno, ha dato un apporto rilevante alla realizzazione di quel centro e del vicino Monastero delle Clarisse.
La Fondazione Camunitas lo ha avuto vice presidente dal 1991 al 1997; alla medesima ha donato, nel 1998, una serie di documenti rivenienti dall’archivio di famiglia.
E’ morto improvvisamente a Brescia il 7 febbraio 2000 destando unanime e sentito cordoglio.

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PADRE ZACCARIA CASARI
frate cappuccino


P. Zaccaria da Malegno (al secolo Battista Casari) nacque il 21 ottobre 1861, nella contrada vicina alla chiesetta di Santa Maria in capo al ponte di Cividate.
A 22 anni si fece frate cappuccino nella Provincia Lombarda ricevendo, nel dicembre l889, l’ordinazione sacerdotale.
Cinque anni piu tardi, nel novembre 1894, partì per le missioni del Nord Est del Brasile.
Religioso di grande pietà e di ardente zelo, operò attivamente per la faticosa evangelizzazione delle popolazioni native, visitando e portando aiuto alle piccole comunità sperdute nella foresta.
Conosciuto in quelle vaste estensioni con il nome di ”Padre Santo”, il 13 marzo 1901 fu massacrato (mentre si trovava in chiesa per la celebrazione della santa Messa) ad Alto Alegre, nello stato del Maranhao, insieme a tre Confratelli, due Terziari, sette suore Terziarie Cappuccine della nascente comunità fondata dalla beata madre Francesca Rubatto e l’intera missione composta da circa 250 cristiani: autori dell’eccidio furono un gruppo di Indios appartenenti a varie tribù.

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PROF. FORTUNATO RIZZI
(1880-1965)


Fortunato Rizzi nacque a Capo di Ponte il 15 febbraio 1880, figlio del medico Giacomo, originario di Precasaglio.
Studiò lettere presso l’università di Bologna dove fu allievo di Giosuè Carducci e si laureò con il massimo dei voti, discutendo una tesi sulla commedia classica del Cinquecento.
Si perfezionò poi in letteratura italiana a Firenze. Dopo aver insegnato nel Ginnasio di Sarzana e nell’Istituto Tecnico di Casale Monferrato, nel 1914 passò a Parma con l’incarico di professore di italiano e storia nell’Istituto Tecnico cittadino, di cui in seguito - dal 1936 al 1951- fu preside.
Eminente educatore sorretto da profondo spirito cristiano, si interessò di critica letteraria e di poesia.
Nella sua ricca bibliografia compare un considerevole gruppo di raccolte poetiche che lo fecero conoscere al vasto pubblico, a partire dal 1900 quando stampò un volumetto di versi, con prefazione di Filippo Crispolti.
Nella lunga carriera di attento e fine studioso commentò le opere di Dante, Petrarca, Michelangelo, Tasso, Goldoni, Parini, Alfieri, Manzoni.
Collaborò a numerosi periodici, tra cui la rivista di ispirazione cattolica “Pro Famiglia” di cui fu redattore e per la quale firmò decine di contributi (talvolta sotto lo pseudonimo di “Magister Flavus”).
Fu inoltre membro di diverse accademie culturali (Deputazione di Storia Patria per le province parmensi, Società Storica Lombarda, Ateneo di Brescia).
Tra le opere di natura locale spiccano le Poesie camune, in “versi mossi, schietti e sinceri”.
Nell’ambito dell’associazione “Pro Valle Camonica”, sorta agli inizi del secolo, si adoperò per la costituzione della “Società degli Amici dei Monumenti Camuni”, creata allo scopo di salvaguardare il patrimonio artistico valligiano e di allestire un museo.
Il suo ricordo è legato altresì al complesso monastico di San Salvatore di Capo di Ponte, di proprietà della famiglia, del quale promosse la conservazione e il restauro.
E’ morto a Parma il 3 febbraio 1965.

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Padre Antonio Cistellini
(1905-1999)


Antonio Cistellini nacque a Esine il 24 novembre 1905. Dopo gli studi in seminario chiese nel 1928 di entrare nella Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri dei Padri di Santa Maria della Pace di Brescia. Ordinato sacerdote nel 1929 svolse il proprio ministero fino al 1950 a Brescia per poi trasferirsi a Perugia e a Firenze. In quest’ultima città è stato preposito dell’Oratorio e docente di storia ecclesiastica presso lo “Studio Teologico”. Alla vocazione sacerdotale accompagnò l’amore per le ricerche storiche. Collaborò con  le editrici “Morcelliana” e “La Scuola” di Brescia. Studioso di storia della Chiesa e della Congregazione filippina, pubblicò numerosi saggi. E’ stato socio dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Brescia, membro della Società Storica Lombarda e dell’Accademia di San Carlo di Milano. Morì a Firenze il 3 agosto 1999.
Il volumetto è il decimo “Quaderno”  della Fondazione Camunitas e riunisce gli atti del convegno tenutosi a Esine il 26 novembre 2005 in occasione del centenario della nascita di Padre Cistellini.

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Bernardino Zendrini
(1679-1747)

L’11° “Quaderno” della Fondazione Camunitas riunisce gli atti del convegno tenutosi a Brescia  presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi il 24 novembre 2007.
Bernardino Zendrini nacque a Valle di Saviore il 7 aprile 1679. Da ragazzo si trasferì a Venezia, dove il padre gestiva una manifattura per la produzione di candele. Compiuti gli studi presso i gesuiti, nel 1701 conseguì a Padova la laurea in filosofia e medicina. Dedicatosi alla professione medica, si interessò anche di astronomia, fenomeni naturali, questioni matematiche e problemi di geometria, pubblicando numerosi saggi. Coltivò altresì la passione per gli studi e le osservazioni di idraulica, comparto nel quale ebbe numerosi incarichi di prestigio svolti per conto della città di Ferrara, del Duca di Modena, della corte di Vienna, dello Stato Pontificio e della Repubblica di Lucca. Nel 1720 venne nominato matematico e soprintendente generale delle acque, fiumi, lagune e porti della Serenissima Repubblica di Venezia. Progettò e avviò nel 1744 la costruzione dei “murazzi dei lidi”, opera di difesa della laguna dalle maree dell’Adriatico che si concluderà nel 1782. Zendrini morì a Venezia il 18 maggio 1747, tre anni dopo l’inizio della ciclopica opera.


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Don Giambattista Guadagnini
(1723-1807)

Il dodicesimo Quaderno di Camunitas, pubblicato nel 2012, raccoglie gli atti del convegno su don Giambattista Gadagnini, tenutosi a Cividate Camuno il 21 ottobre 2006. Giambattista Guadagnini nacque a Esine il 22 ottobre 1723. Sotto la guida di precettori di rilievo, compì gli elementari corsi di grammatica e di retorica a Borno, passando poi a studiare filosofia a Lovere. Abbracciata la vocazione ecclesiastica, proseguì la propria formazione approfondendo lo studio della teologia a Brescia, sotto la guida del domenicano Serafino Maccarinelli. Qui venne a contatto con il fecondo ambiente culturale cittadino animato dal vescovo cardinal Angelo Maria Querini, intellettuale di statura europea. Frequentò assiduamente il circolo dei dotti raccolti attorno al letterato Giammaria Mazzuchelli e il dinamico Oratorio filippino dei Padri della Pace. Nel 1746 ricevette l’ordinazione sacerdotale. Dopo alcuni anni trascorsi a Borno, disimpegnando l’incarico di organista e di maestro di scuola, nel 1750 ottenne la titolarità della cappellania del Rosario di Esine. Conservò tale beneficio fino al 1760 allorchè venne promosso arciprete e vicario foraneo dell’antica pieve di Santa Maria di Cividate, al cui governo rimase per oltre quarant’anni, dedito a una intensa attività pastorale. Di ingegno brillante, finissimo ed eclettico, si interessò di teologia, poesia, agiografia, erudizione e storia ecclesiastica, politica, aritmetica e geometria, cronologia, paleografia e calendaristica. Fino alla vecchiaia organizzò presso la canonica regolari corsi scolastici, educando decine di giovani destinati a entrare in seminario o a percorrere onorevoli carriere nelle arti e nelle professioni. Coltivò con ardore l’omiletica, tenendo prediche in numerosi luoghi, anche fuori dai confini valligiani. Teologo di orientamento giansenista, vicino al gruppo facente capo all’università di Pavia, partecipò con diversi scritti alle più rilevanti dispute sviluppatesi nella seconda metà del Settecento ed ebbe rapporti epistolari e di amicizia con alcuni dei principali esponenti del movimento: Pietro Tamburini, Giuseppe Zola, Giuseppe Maria Puiati, il vescovo di Pistoia Scipione de’ Ricci. Pubblicò una sessantina di opere, di vario impegno; di lui si conoscono inoltre più di duecento scritti rimasti inediti. Tra i suoi lavori di maggior spessore si segnalano: De antiqua paroeciarum origine (1782), Difficoltà sopra il pio esercizio della Via Crucis (1786), Nuovo esame di alcuni testi del Concilio di Trento relativi all’assoluzione de’ casi riservati (1787), Vita e Apologia di Arnaldo da Brescia (1790), Sul celibato ecclesiastico (1798). Alcune sue opere vennero messe all’Indice; altre furono stampate postume, come il Confessarius cleri (1813) e le Riflessioni sopra la caduta del temporale principato del romano Pontefice e della Corte Ecclesiastica di Roma (1862). Colpito nel 1804 da una grave malattia invalidante, morì a Cividate il 22 marzo 1807.


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ALLE FRONTIERE DI SAN MARCO:
LA VALLE CAMONICA


La storia della Valle Camonica dai primi tentativi di conquista da parte della Repubblica di Venezia nel 1413 alle pretese Viscontee, dalla vittoria del Carmagnola all’annesione di Brescia alla Serenissima nel 1427.
Approfittando delle continue tensioni tra Milano e Venezia, i Camuni riuscirono a strappare alla Serenissima, guidata dal Doge Francesco Foscari un proprio statuto civile il 16 maggio 1428, essendo la Valle Camonica divenuta parte integrante della Terraferma Veneziana. Lo Statuto venne approvato nel 1433 dal senato veneto ratificato come legge esclusiva per la Valle Camonica nel 1498 (venne in seguito riveduto da una commissione di giuristi nel 1624).
Esso è conosciuto come "Statuta Vallis Camonicae".
I successivi anni sono un’altalena di battaglie, passaggi di fronte, invasioni tra Venezia e Milano fino alla “Pace di Lodi” stilata tra le due potenze il 9 aprile 1454; il territorio dei camuni passò, quindi, definitivamente alla Serenissima, alla quale resterà sottomesso fino al 1797.
Finalmente in un periodo di pace i camuni poterono dedicarsi alle loro attività civili, come il commercio e taglio della legna, ma soprattutto la lavorazione del ferro. I giovani promettenti avevano la possibilità di andare a studiare all'università di Padova.
Lo stemma della Comunità di Valle Camonica, dice Padre Gregorio Brunelli (1698), è formato da un'aquila con le ali elevate sopra il dorso di una cerva giacete in campo verdeggiante e fiorito. Giulio Cesare Costantinopolitano, nel suo "Araldo veneto", prova che "l'aquila colocata negli armeggi rappresenta la nobiltà di natali, dignità grandezza d'animo, dominio, valore; come altresì il cervo indica moderazione e carità verso il prossimo".
La Valle era sotto il controllo del Capitano di Valle Camonica, che risiedeva a Breno; esso fu un ufficiale veneto fino al 1440 e successivamente scelto tra i nobili Bresciani (al contrario di quanto sostenuto negli Statuti del 1428). Esso era affiancato da un Luogotenente, che fungeva da sostituto, e da un Vicario, che manteneva i contatti col centro amministrativo di Brescia. Vi era anche l'Avvocato di Valle, il Sindaco, il Canceliere, lo Jusdicente, il Presidente dello Spedale ed il Tesoriere.
La Comunità di Valle approvava e variava i propri statuti, purchè non in contrasto con quelli della città di Brescia.
In questo periodo si svilupparono numerose associazioni chiamate confraternita, schola o fraglia, formate da laici con precisi regolamenti di vita ascetica. La più famosa di queste confraternite era quella dei disciplini, presente in molti paesi della Valle.

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LA VALLE CAMONICA NELLA STORIA DEL '900


Tema di grande importanza è il "mutamento culturale" (politico, religioso, nei coportamenti e nelle relazioni e atteggiamenti quotidiani) riscontrabile in particolare nel secondo dopoguerra, ma certo già notevole tra la prima e la seconda guerra mondiale, e non trascurabile anche nei decenni di fine Ottocento e Pimo Novecento.
Il mutamento culturale accompagna sempre lo svolgersi delle vicende storiche; tuttavia è la progressiva accelerazione dell'ultimo secolo che urge indagare, per capire il nostro oggi.
Nel volume viene offerto tra l'altro un quadro di grande efficacia del comportamento religioso nella Valle di fine ottocento: una pratica religiosa compatta, attorno alla chiesa parrocchiale, al clero, ritmata dai tempi e dai gesti della liturgia, dalle devozioni, a articolata attorno ai luoghi e ai segni del sacro, che innervano lo spazio, il territorio.
C'è indubbiamente un cattolicesimo camuno che è, si può dire, la "cultura" dominante, lo scenario di fondo intellettuale e morale dell'intera popolazione, anche dei "dissidenti".
Tuttavia questo "dato di fondo" deve affrontare elementi di dissidenza, possibili fattori eversivi: l'emigrazione di non pochi camuni per ragioni di lavoro è uno di questi.
Va posta attenzione che nell'Ottocento e Novecento in Valle Camonica è presente la piccola e piccolissima proprietà e vi domina l'agricoltura di autoconsumo, non proiettata sul mercato, mancante di dinamismo, non orientata a trasformazioni.
Vi è altresì la mancanza in Valle di una borghesia di qualche peso, che potesse investire, creare, trasformare.
Emergono altri temi di ricerca: la storia della donna e della famiglia, l'investimento nell'educazione, le scuole professionali e l'istruzione nell'Ottocento e Novecento.
Temi molto cari ad alcuni illustri camuni, intimamente legati alla storia della Tipografia Camuna e al Movimento Cattolico, come Giuseppe Tovini, che alla scuola dedicò il meglio delle sue energie e molte cure.

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IL MONACHESIMO IN VALLE CAMONICA


Il volume dedicato al Monachesimo in Valle Camonica si apre con il contributo di Giorgio Picasso (San Benedetto e la diffusione della sua regola) che si pone come quadro introduttivo delle linee essenziali delle vicende terrene e della fisionomia spirituale di S. Benedetto, soffermandosi sulle peculiarità della Regula.
Ricco di suggestioni è il saggio di Angelo Baronio (La Valle Camonica nell’alto medioevo: terra “monastica” senza monasteri), che analizza un'area caratterizzata dalla presenza di cospicui beni dipendenti da istituzioni monastiche ubicate altrove, eccezione fatta per il priorato di San Salvatore di Capo di Ponte.
Dedicato al rinnovamento cluniacense e alla fondazione del priorato delle Teze, è il contributo di Giancarlo Antenna (Il rinnovamento cluniacense e la fondazione di San Salvatore di Capo di Ponte).
Verte ancora su San Salvatore lo studio di Hans Peter Autenrieth (San Salvatore a Capo di Ponte: dal fascino estetico alla tipologia storica e viceversa) attento a definire la tipologia architettonica della chiesa. Egli si propone infatti «di ricercare all’interno della famiglia lombarda il luogo ove inserire meglio il nostro monumento nello sviluppo regionale»; pertanto rivisita le diverse ipotesi dell’assegnazione della chiesa a un influsso d’oltralpe o più precisamente della riforma di Cluny.
Il contributo di Gabriele Archetti (Singulariter in eremo vivere. Forme di vita eremitica nel medioevo della Lombardia orientale) riesce a dominare un tema difficile, a motivo dell’esiguità delle fonti, quale lo sviluppo dell’anacoretismo in area alpina. L’eremitismo, infatti, ha svolto nel corso dei secoli un ruolo importante nella vita della Chiesa, specie nei momenti di massima crisi delle sue istituzioni, ponendosi come stimolo al recupero dell’ideale cristiano anche nelle forme più radicali.
Oliviero Franzoni affronta un'approfondita indagine storica del Monastero di San Salvatore di Capo di Ponte soffermandosi su particolari episodi che hanno caratterizzato la sua presenza in Valle in epoca moderna.
Paola Trotti (Culti e devozione monastici alla fine del medioevo) con l’intento di «provare a cogliere delle linee significative di tendenza che colleghino alcune delle esperienze conosciute e che traccino la strada per ricerche future» affermando che «la presenza, austera o rassicurante, delle strutture che ancora oggi dominano alcuni punti della nostra valle è di per sé uno stimolo ad indagare l’influenza che le comunità monastiche che le abitarono ebbero sulla vita della gente camuna»
Chiude il volume il breve ma originale lavoro di Gabriele Medolago (San Salvatore di Tezze nel XIV secolo. Appunti e nuovi documenti) che cerca di ricostruire le vicende di San Salvatore nel secolo della “grande crisi” : il Trecento che rappresenta, infatti, un periodo vissuto all’insegna di grandi traumi che ebbero un’influenza profonda nella vita dei monasteri, accentuando fenomeni di declino e disgregazione già presenti in epoca precedente: condizione di isolamento rispetto ad una società profondamente mutata, concorrenza degli ordini mendicanti, disaffezione alla vita conventuale, intromissioni signorili, commenda, simonia.

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L'EMIGRAZIONE IN VALLE CAMONICA


Non vi è stato paese che tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, non abbia dovuto riscontrare consistenti spopolamenti; migliaia di giovani infatti in quegli anni lasciavano o si accingevano a lasciare una Valle che non offriva loro accettabili prospettive di lavoro.
Intere famiglie quindi furono coinvolte nelle angoscianti partenze di un figlio, di uno sposo, di un padre verso realtà completamente sconosciute, di cui si ignoravano lingua, cultura, tradizioni, norme comportamentali.
L’unica certezza era che si sarebbe potuto lavorare e si sarebbe guadagnato qualcosa per assicurare un dignitoso avvenire alle proprie famiglie.
Si trattava quasi sempre, ed almeno inizialmente, di lavori pesanti e pericolosi: le miniere, le strade, gli umili lavori nelle strutture ricettive, le piantagioni di cotone o di caffè si aprivano ai nostri emigrati, subito apprezzati per il loro impegno e la loro professionalità, ma che avvertivano la profonda diversità con la loro terra lontana, fatta di poche e povere cose di cui si aveva nostalgia, con la quotidianità stentatamente vissuta, ma ricca di umana solidarietà e di quel calore che solo la comunità di un piccolo borgo, almeno allora, ti faceva sentire.
La ricerca va ben al di là di quanto avvenuto in epoche recenti. L’abbandono della Valle per motivi prevalentemente di lavoro è iniziato molto prima e, grazie ad un lavoro impegnativo condotto da ricercatori qualificati che uniscono alla loro alta professionalità una particolare sensibilità per i fenomeni culturali e sociali della loro terra, la Valle Canonica, si è riusciti a dare al fenomeno migratorio una visione ampia, documentata e collegata storicamente alle vicende del Paese.
Si tratta di un percorso che per la prima volta riguarda l’intero territorio della Valle e parte da epoche remote, quando anche lo spostarsi verso città oggi vicine, significava andare all’estero.
Come ogni ricerca, anche questa è fatta di dati e di notizie recuperate da archivi, analizzate, comparate e quindi divenute fonti di informazione.

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IL MONASTERO CLUNIACENSE DI SAN SALVATORE IN CAPO DI PONTE


La chiesa dell’antico complesso monastico di San Salvatore è uno dei monumenti più significativi della Valle Camonica.
Il luogo di culto e di arte si raggiunge percorrendo la strada statale 42 che risale la Valle; giunti a Capo di Ponte, si prende a destra per Paspardo, svoltando poi quasi subito a sinistra.
La strada prosegue in piano, penetrando nella località Teze o Tezze (nel significato di area popolata di rustici adibiti ad attività agricole); quando inizia ad inerpicarsi appare, rilevata sulla sinistra, la chiesa dell’antico priorato, piantata su un poggio lambito a monte dai rigogliosi castagneti di Deria ed attorniato sul davanti da un’ampia teoria di prati.
Il complesso architettonico venne innalzato nell’XI secolo, annoverato tra le dipendenze lombarde della celebre abbazia benedettina francese di Cluny. Una bolla rilasciata nel 1095 all’abate Ugo di Cluny da Papa Urbano II documenta l’esistenza del “Monasterium Sancti Salvatoris della Valle Camonica”, dipendente dal priorato di San Paolo d’Argon.
L’insediamento passò poi attraverso un periodo di lento e progressivo decadimento, avviato a partire dal Trecento, con la famiglia ridotta alla residenza del priore e di un paio di monaci; così lo ritroviamo ricordato verso la metà del Quattrocento.
Nel secolo successivo assunse lo status di commenda devoluta al patrimonio dell’arcidiacono della cattedrale di Brescia, il quale vi mantenne la presenza di un sacerdote addetto alle funzioni religiose.
Sul finire del Settecento, con la soppressione dei monasteri, il complesso passò a privati; a fine Ottocento divenne proprietà della famiglia del noto letterato Fortunato Rizzi (Capo di Ponte 1880 – Parma 1965).
L’insediamento presenta integra la chiesa a tre navate, di grande e severa bellezza; l’edificio mostra una pianta basilicale, con l’abside centrale fiancheggiata da due più piccole e meno rilevate.
Tipicamente lombarde sono la muratura e le sculture dei capitelli all’interno; abbondano nei particolari decorativi elementi che rivelano un forte influsso francese.

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Collaborazione al volume
NEL RICORDO DI
DON GIOVAN MARIA SPIRANTI


“Nel ricordo di Don Giovan Maria Spiranti, 1915 – 2001”, edito dalla Tipografia Camuna di Breno nel febbraio 2002, è il doveroso omaggio al sacerdote amato da tutta la Valle Camonica.
Il libro, che si avvale della prefazione di Sua Eminenza Cardinale Giovan Battista Re, si propone di raccogliere testimonianze e tracciare essenziali linee biografiche su Don Spiranti, nativo di Edolo, ma “naturalizzato” ossimese dal 1946, dopo esperienze di cura pastorale a Corteno Golgi ed Edolo.
Accanto a Don Morelli, che firma la nota biografica introduttiva, nel volume troviamo testimonianze che consentono la ricostruzione di una vita spesa nel sociale, dall’impegno nella Resistenza in appoggio al gruppo delle Fiamme Verdi in Mortirolo, alla collaborazione con il patronato A.C.L.I., alla creazione, in collaborazione con Don Battista Polonioli, dell’Associazione dei Silicotici Camuni, alla fondazione dell’Associazione “Gente Camuna”, che raccoglie gli emigrati della Valle e li mantiene in contatto per mezzo dell’omonimo periodico, alla sua disponibilità verso l’A.V.I.S. .
Ed ancora numerose partecipazioni “minori”, che lo vedono impegnato a fianco delle tante iniziative del territorio, dal bollettino interparrocchiale camuno “la voce del campanile” alle realtà valligiane di ispirazione cattolica operanti nei diversi settori, alla singolare intesa spirituale con l’Apostolo dell’educazione cattolica, l’indimenticabile Vittorino Chizzolini.
Centrale resta la figura del sacerdote e del suo rapporto privilegiato con la comunità di Ossimo, ribadito da numerose testimonianze di sacerdoti e laici.
Nell’insieme il testo supera il valore commemorativo formale per assumere il senso di doveroso tributo al ricordo di una personalità significativa per la storia della Valle Camonica e, grazie alla pubblicazione di documenti e alla varietà delle testimonianze, diventa libro documento, potenziale strumento di ricerca e stimolo all’approfondimento.
Degna di nota l’appendice, dov’è possibile trovare un ricco corredo fotografico, che completa le preziose immagini che accompagnano il testo, e uno studio di Oliviero Franzoni sulla chiesa dei Santi Cosma e Damiano di Ossimo Inferiore.

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Collaborazione al volume sulle
SANTELLE DI MALEGNO

A seguito d’intesa con l’Amministrazione Comunale di Malegno è stata condotta una ricerca di catalogazione e censimento delle santelle di Malegno. Successivamente i risultati degli approfondimenti storico-architettonici sono stati riuniti nel volumetto “Santelle di Malegno", dove hanno trovato posto un'introduzione di carattere storico su comunità locale, edifici di culto e devozione popolare (Oliviero Franzoni); la schedatura e rilievo architettonico dei manufatti con indicazioni di natura iconografica e raccolta di tradizioni (Gian Claudio Sgabussi); la scheda iconografica sulla vecchia chiesa di Sant'Andrea (Alessandra Pedersoli).

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AUTONOMIA SCOLASTICA
E TERRITORIO IN VALLE CAMONICA

Sul tema della scuola è stato chiesto alla Fondazione di partecipare alla concretizzazione di una ricerca promossa dal “Centro di Coordinamento servizi Territoriali del Distretto Scolastico n. 37 di Valle Camonica”, su “Autonomia scolastica e territorio”. Il 18 novembre 2002 “Camunitas” è stata chiamata a presentare, in un convegno tenutosi a Boario Terme presso il Centro Congressi, i risultati degli approfondimenti condotti sulla “Storia della scuola in Valle Camonica: dal medioevo all’epoca contemporanea”.

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Monastero cluniacense di San Salvatore Capo di Ponte - Solenne Celebrazione di benedizione dei compiuti lavori di restauro

Breve cronaca della giornata celebratasi a conclusione dell’impegnativo intervento di recupero conservativo e di restauro della chiesa cluniacense  di San Salvatore. Il quadernetto contiene il saluto del Presidente della Fondazione Camunitas Dott. Giuseppe Camadini e di Sua Eminenza il Card. Giovanni Battista Re, l’omelia del Vescovo di Brescia Sua Eccellenza Monsignor Luciano Monari e l’intervento dell’Ecc. Dom Michelangelo Riccardo Tiribilli.

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IL MONASTERO CLUNIACENSE DI SAN SALVATORE A CAPO DI PONTE

Volumetto didattico che in sintesi illustra gli aspetti storico-architettonici dell’antica Chiesa cluniacense ed i primi risultati della campagna archeologica condotta nel 2008.

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IL CRISTINESIMO IN VALLECAMONICA


Nel dicembre 2012 è stata ultimata, dopo un approfondito percorso di ricerca e di elaborazione, la stampa del libro intitolato “Il Cristianesimo in Valle Camonica”.
Il volume presenta l’introduzione del compianto presidente di Camunitas Giuseppe Camadini (alla cui memoria l’opera è idealmente dedicata), la prefazione del professor Annibale Zambarbieri dell’università degli Studi di Pavia, e i contributi dei curatori Gian Cludio Sgabussi, Oliviero Franzoni e Mario Pischedda.


Questo l’indice dell’opera:

Presentazione : Giuseppe Camadini
Prefazione : Annibale Zambarbieri
I Le origini : Gian Claudio Sgabussi
II Dal tardo antico al medioevo : Oliviero Franzoni
III Il tramonto del medioevo e i secoli della riforma cattolica : Oliviero Franzoni
IV Una religiosità per i tempi nuovi : Oliviero Franzoni
V Il Novecento : Mario Pischedda
VI Cronologia degli eventi principali : Oliviero Franzoni

Indicazioni bibliografiche

L’opera ha portato a termine un ambizioso progetto, da qualche anno pensato dalla Fondazione Camunitas, inteso a fornire, soprattutto a beneficio delle giovani generazioni, una sintesi divulgativa -agile e documentata- di oltre duemila anni di storia camuna, in relazione alla diffusione e alle vicende della evangelizzazione cristiana. Il volume è stato ampiamente diffuso presso tutte le parrocchie della Valle Camonica, affinché le stesse ne potessero curare la distribuzione alle famiglie. Il lavoro è stato presentato nell’ambito di una pubblica e partecipata manifestazione tenutasi all’Eremo dei Santi Pietro e Paolo di Bienno il 15 dicembre 2012 (realizzata d’intesa con l’Eremo e il Gruppo Camunni), alla presenza del prefatore prof. Zambarbieri e del prof. don Angelo Maffeis, presidente dell’Istituto Internazionale Paolo VI di Brescia.

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“Pievi e parrocchie in Valle Camonica tra Medioevo e Riforma cattolica”


Il volume “Pievi e parrocchie in Valle Camonica tra Medioevo e Riforma cattolica” è stato pubblicato nel 2014 da Camunitas, in collaborazione con UBI Banca di Valle Camonica. Il libro contiene studi di docenti universitari e specialisti della materia: Xenio Toscani, Marta Sordi, Gabriele Archetti, Costanzo Cargnoni, Oliviero Franzoni, Gianfranca Martinenghi Rossetti. Il testo si compone di 256 pagine, con un corredo di circa 200 fotografie, e raccoglie gli atti del convegno, promosso il 6 ottobre 2007 presso l’Eremo dei Santi Pietro e Paolo di Bienno da Fondazione Camunitas e Banca di Valle Camonica, su concorde iniziativa dei rispettivi presidenti Giuseppe Camadini e Gianfranco Maiolini. L’iniziativa era stata pensata allo scopo di offrire importanti spunti per approfondire l’inculturazione del cristianesimo in Valle Camonica, documentare le radici storiche e le tradizioni spirituali valligiane, illustrare gli aspetti architettonici, artistici e di fede relativi alle chiese camune. Infatti, nei primi secoli del Medioevo germinarono nel territorio della Valle Camonica alcune chiese battesimali che diventarono le prime cellule per l’irradiamento del Cristianesimo e favorirono una maturazione feconda della vita religiosa locale. Il processo di evangelizzazione fece radicare la pietà religiosa nei camuni, sino a contrassegnarne in profondità gli atteggiamenti, la morale e la vita quotidiana, permeandone in maniera indelebile la civiltà e l’umanità stesse. Lo sforzo organizzativo legato alle pievi sfociò nella creazione di molte chiese parrocchiali e sussidiarie, fondate nei villaggi, la cui configurazione assumerà stabile assetto nella seconda metà del Cinquecento, dopo il Concilio di Trento e la visita apostolica di San Carlo Borromeo. Il volume, dedicato alla memoria del dottor Giuseppe Camadini e agli amministratori di Banca di Valle Camonica, è stato presentato presso il Monastero di San Salvatore di Capo di Ponte il 20 settembre 2014 dalla professoressa Simona Negruzzo dell’Università Cattolica di Brescia, alla presenza di numeroso pubblico.

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Collana contributi esterni
ME MYSELF AND I
(Desiderio Rigali)


Si tratta di un “libro di viaggio” redatto da Desiderio Rigali nel quale l’autore ha descritto le impressioni, gli stati d’animo e i luoghi visitati nel corso di un itinerario che lo vide solitario turista sino a Capo Nord, il punto più settentrionale della Scandinavia.
Il ricavato della vendita del volume è stato totalmente erogato alla Cooperativa Arcobaleno di Breno.

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Collana contributi esterni
LETTERA AD UN MINISTRO
(p. Giambattista Silini)


Il volumetto "Lettera a un ministro" approfondisce un interessante aspetto della spiritualità francescana.
L’opera, curata dal frate minore p. Giambattista Silini originario di Pisogne, permette di guardare con stupore ad uno degli Scritti più densi di valenze di significato dell’esperienza umana e cristiana di Francecso d’Assisi.

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Collana contributi esterni
PADRE BENVENUTO MENDENI. DALLA FABBRICA AL CIAD
(Emilio Visconti)


E’ una biografia dello scomparso padre gesuita Benvenuto Mendeni, originario di Bienno, vissuto a lungo in una missione africana, in Ciad.
Il volume, promosso dalle istituzioni biennesi e curato dall'Arch. Emilio Visconti, raccoglie scritti e testimonianze riguardanti il benemerito religioso morto a Kyabé il 1° gennaio 2004.

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LA GUERRA SCONOSCIUTA

Maria Zdziarska-Zaleska (1898-1987) nacque a Grotowice (Polonia centrale), da una famiglia nobiliare le cui radici giungono al XVI sec..
Dalla casa natale eredita una fede profonda in Dio, l’amore per la patria e il senso del dovere. Durante la prima guerra mondiale Maria fa parte dell’Organizzazione Militare Polacca e si iscrive alla Facoltà di Medicina all’Università di Varsavia.
Allo scoppio della guerra polacco-bolscevica partecipa in prima linea alle azioni militari rischiando più volte la vita nell’opera di assistenza e cura dei feriti.
Come medico partecipò a numerose battaglie tra le quali la difesa di Leopoli, l’attacco a Minsk ed alla Berezina e l’offensiva di Kiev. Presa prigioniera dai russi riuscì ad evadere. Per i meriti di guerra ricevette la Croce al Valor Militare, l’ordine Virtuti Militari di V classe, la Croce dell’Indipendenza.
Al suo ritorno riprese gli studi e nel 1923 conseguì il diploma in medicina. Nel 1924 si trasferì a Parigi e l’anno dopo sposò il poeta e professore di letteratura Zygmunt Lubicz-Zaleski.
Il volume riunisce, come un diario, le memorie di Maria, dal periodo della prima guerra mondiale e degli anni 1918-1921. Dal racconto emerge una figura fuori dal comune profondamente legata alla propria Patria, sensibile verso la sofferenza umana e di grande talento organizzativo.
Il “Diario” pubblicato da Camunitas -nella collana “Testimonianze”- è stato presentato il 19 novembre 2011 presso l’Eremo dei Ss. Pietro e Paolo di Bienno.

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