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Il tiburio

Vista interna della navata centrale



SAN SALVATORE DI CAPO DI PONTE NELLA STORIA

L’imponente chiesa dedicata alla Trasfigurazione del Salvatore, caratterizzata da uno svettante tiburio e da compattezza armonica di forme, è l’unico elemento rimasto dell’antico priorato cluniacense di Capo di Ponte, in Valle Camonica. Posto ai margini e in luogo appartato rispetto al centro abitato, rappresenta, con la non lontana pieve cemmese di San Siro, uno dei monumenti medioevali valligiani più significativi. Si raggiunge percorrendo la strada statale n° 42 che risale la Valle; giunti a Capo di Ponte, si prende a destra per Paspardo, svoltando poi quasi subito a sinistra. La strada prosegue in piano, penetrando nella località Tese o Tezze, densamente punteggiata di rustici un tempo adibiti a funzioni agresti; quando inizia ad inerpicarsi appare in posizione rilevata l’elegante struttura, sorgente sopra un gradevole poggio boscoso lambito a monte dai rigogliosi castagneti di Deria ed attorniato sul davanti da un’ampia teoria di prati. L’abbondante presenza in loco di segni di antropizzazione risalenti ad epoche preistoriche rivela una sostanziale continuità, lungo lo scorrere dei secoli, nell’utilizzo dell’area a scopi di culto e per l’esercizio di attività economiche legate all’agricoltura, alla pastorizia, al settore minerario. Il complesso architettonico venne innalzato nell'XI secolo, annoverato tra le dipendenze lombarde della celebre abbazia benedettina francese di Cluny. I cluniacensi fecero sorgere l’insediamento forse su una preesistente struttura risalente all’epoca longobarda, collegata al monastero regio di San Salvatore di Brescia. A quel tempo, la Valle sembra godesse dello speciale statuto di Curia Regalis. Se un documento del 1087 fa generico riferimento a possedimenti camuni donati ai cluniacensi di Pontida per l’erezione di un priorato, una bolla rilasciata nel 1095 all’abate Ugo di Cluny dal pontefice Urbano II documenta l’esistenza del “Monasterium Sancti Salvatoris de Valle Camonica”, soggetto al priorato bergamasco di San Paolo d’Argon e quale insediamento cluniacense più a settentrione tra quelli siti in territorio bresciano. In questi secoli, i monaci cooperarono alla crescita civile e organizzativa del vicino pievato e stimolarono la popolazione delle campagne alla preghiera e al rinnovamento spirituale; grazie al lavoro di bonifica agricola e di sfruttamento delle miniere di ferro, il priorato esercitò un notevole influsso sullo sviluppo economico del contado. A partire dal Trecento, il piccolo monastero si avviò verso un periodo di lento e progressivo decadimento, con la famiglia ridotta alla residenza del priore e di un paio di monaci; in tali modeste e trascurate condizioni lo ritroviamo ricordato a metà del XV secolo, nonostante continuasse a vantare beni stabili in numero ragguardevole. Passato in commenda a nobili locali, San Salvatore -con bolla concessa nel 1538 da papa Paolo III, dietro sollecitazioni del prelato bresciano Durante Duranti, all’epoca arciprete di Cemmo- entrò a far parte del compendio patrimoniale dell'arcidiacono della cattedrale di Brescia, il quale vi mantenne la presenza di un sacerdote addetto alla celebrazione delle funzioni religiose quotidiane, potenziata da disposizione emanata da San Carlo Borromeo che, nel 1580, dopo la visita nella quale lasciò una serie di decreti relativi a numerose prescrizioni di carattere edilizio e di decoro (eseguite solo in piccola parte, senza snaturare la struttura), prescrisse fosse utilizzato un fondo per mantenere un chierico, in veste e tonsura, addetto al servizio della chiesa. Nel 1797 il monastero cadde sotto la soppressione dei capitoli e delle collegiate decretata dalla Repubblica Bresciana. Gli edifici e i beni, incamerati dal pubblico demanio, vennero ceduti all’imprenditore tessile Andrea Cogordani. Dopo una serie di passaggi d’estimo, nel 1880 divennero proprietà della distinta famiglia Rizzi, a cui appartenne il noto professor Fortunato (1880 - 1965), docente a Parma, poeta e critico letterario di buona fama.

L’edificio della chiesa si presenta a tre navate, di grande e severa bellezza; mostra una pianta basilicale, con l'abside centrale fiancheggiata da due più piccole e meno rilevate. Tipicamente lombarde sono la muratura e le sculture dei capitelli all'interno; nei particolari decorativi ricorrono elementi che rivelano influssi francesi. Con molta probabilità vi lavorarono le stesse maestranze operanti nella pieve di San Siro, come stanno ad indicare le affinità nelle decorazioni scultoree. Restaurato più volte, tra Otto e Novecento, il monastero dal 2002 è di pertinenza della “Fondazione Camunitas”, avente sede in Breno, eretta nel 1991 e riconosciuta di interesse regionale con decreto emanato dalla Regione Lombardia, il cui scopo essenziale è di cooperare alla crescita culturale della Valle Camonica, sulla base del motto “Camunae gentis humanitas”. L’operazione di acquisizione ha posto le premesse necessarie per assicurare la salvaguardia del monumento, garantendone la permanente destinazione in capo ad Ente morale, avente finalità etiche e sociali, a presidio di un luogo al quale fanno riferimento intense tradizioni spirituali e culturali.

(per la visita rivolgersi alla Pro Loco Capo di Ponte – Via Briscioli 42 – 25044 Capo di Ponte (Bs)- tel.0364 /42080 - 426619)

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